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Assemblea Ordinaria dei Soci 17/04/2010
Discorso di apertura del Presidente all'Assemblea tenutasi il 17/04/2010
Vi saluto e Vi ringrazio per la dedizione alla nostra Associazione; oggi in particolare con la Vs presenza onorate e date un senso all’Unione per la considerazione che testimoniate verso la stessa e nel contempo verso i suoi associati.
Sarebbe stato un grosso regalo che ci saremmo potuti fare gli uni agli altri l’essere qui più numerosi per contribuire ad operare assieme ad un auspicabile ed indispensabile cambiamento.
Chiedo a tutti cortesemente: impegnamoci a partecipare a questa assemblea nel rispetto pieno delle persone e delle idee anche se diverse e lontane dal nostro pensiero.
E’ auspicabile un comportamento ed un atteggiamento consono da parte di tutti al fine di permettere una conduzione civile ed urbana dell’odierna assemblea.
Chiedo inoltre ai presenti se sia possibile lasciare il passato nei meandri della memoria considerando molto più importante il nostro presente e cruciale il nostro futuro prossimo.
Le nostre energie spero vadano ben spese per cercare un’intesa forte, di fatto improcrastinabile: spettano al futuro CDN quattro anni di gestione; occorre quindi compattezza ed abnegazione nell’animo dei futuri protagonisti ed aiuto incondizionato da parte di tutti noi..
Vengo brevemente ad alcune considerazioni sullo stato della nostra Associazione.
Alcuni cenni veloci su aspetti ed attività della nostra vita sociale che non risultano generare particolari problematiche alla vita stessa dell’Unione e penso non porranno particolari criticità alla nostra vita sociale.
Mi riferisco precisamente a:.
- GGVV - sono ormai consolidate sul territorio e pian piano aumentano di numero nella consapevolezza diffusa di un impegno delicato e personale.
- Scuola Nazionale di Lancio - è in una fase di riflessione e di ripartenza alla ricerca di una nuova identità, nel rispetto della sua onorevole storia, al fine di riprendersi lo smalto e la dignità che l’ha contraddistinta fin dalla sua nascita. Lascio al Direttore Tecnico o al Segretario la possibilità e l’esigenza di essere esaustivi sul loro percorso attuale, sugli obiettivi raggiunti e sulle finalità perseguibili.
- Comitato Scientifico Nazionale - come abbiamo appreso dalla relazione acquisita il 10 aprile scorso, in questi mesi ha operato prestando supporto e servizio professionale ai Soci che hanno ritenuto necessario rivolgersi ad esso al fine di risolvere con approccio scientifico i loro rispettivi problemi; penso che il CSN sia qui oggi per chiedere maggior spazio e maggior e miglior utilizzo da parte dei soci dell’Unione, al fine di crescere e far crescere l’animo e l’approccio scientifico da spendere poi, ognuno sul proprio territorio a livello locale. Rimando ai diretti responsabili successivamente ulteriori possibili delucidazioni.
Veniamo ora al cuore dei problemi
La prima cura del CDN in questi ultimi mesi è stata quella di riuscire a portare l’Unione “unita” all’odierna assemblea .
Per un’associazione riunirsi in assemblea è normalmente obiettivo primario e momento di fervore ed entusiasmo diffuso; viste le premesse iniziali che accompagnarono l’insediamento dell’attuale CDN e che non furono certo un buon viatico e le successive azioni di contorno, Vi posso assicurare che arrivare qui, oggi, ancora uniti, …almeno sulla carta,… è, se pur piccola, una fonte di soddisfazione.
Seconda preoccupazione del CDN è stata la necessità contingente di iniziare un’operazione di ricucitura degli strappi e delle lacerazioni che si erano creati cercando nel contempo di risanare situazioni difficili ma non definitivamente compromesse e di rinserrare le fila tra coloro che o per sfiducia o per desistenza si erano lasciati andare.
Qualche buon risultato lo si è avuto anche se c’è ancora molto da lavorare e questo traguardo penso dovrà essere tra le priorità della futura gestione.
In questi mesi trascorsi, parlando del senso di sfiducia diffuso e della pratica della desistenza, ho compreso che uno dei momenti generatori la divisione all’interno dell’Unione, risultava essere la insufficiente conoscenza delle persone e dei fatti.
Capita di sottovalutare o di valutare in modo non corretto una persona o un accadimento poiché non lo si conosce, quantomeno direttamente; ci si fa un idea, spesso sbagliata, e da lì possono nascere facilmente preconcetti o fraintendimenti.
Per ovviare almeno in parte a tali fenomeni occorrono: conoscenza, fiducia nelle persone ed informazione corretta.
La fiducia nelle persone sappiamo bene come si forma e come la si può conquistare; fatto logicamente salvo il rispetto personale per gli altri, bandite naturalmente le pratiche di scambio, il comportamento subdolo o l’esercizio recondito della “captazio benevolentiae”; diamo quindi per scontato da parte di tutti verso tutti l’estrema correttezza.
Per operare nella conoscenza e nella piena responsabilità personale occorre essere informati direttamente, in maniera oggettiva ed in modo esaustivo.
Possono nascere qui almeno cento ed una considerazione sul mondo e sul modo dell’informazione; quali e quante possono essere le notizie che devono circolare in maniera indiscriminata nell’ambito dell’Unione senza umiliare le gerarchie della stessa e senza banalizzare l’architettura interna della nostra associazione.
Ha senso tenere in piedi una serie di organismi previsti dal nostro ordinamento se poi non si chiede ad essi almeno un funzionamento buono e costante ?
Affinchè le persone si possano parlare occorre che tali organismi dialoghino tra di loro, che si interfaccino come si usa dire oggi.
Non si può ovviare al corretto funzionamento dei vari organismi interni all’Unione, sia dalla base al vertice sia in senso opposto, con la conseguente gradita diffusione delle notizie, contando sulla sola capacità dei pochi singoli, guarda caso sempre gli stessi, che lavorano.
Occorre che la base, a tutti i vari livelli, venga motivata e richiamata all’ordine affinchè possa dare e ricevere tutte le informazioni ncessarie al buon andamento della vita sociale.
Il mondo della pesca a mosca è un mondo meraviglioso e senza limiti; molteplici risvolti e infinite sfaccettature lo caratterizzano e lo rendono per questo molto affascinante. Tante persone trovano in esso la giusta collocazione.
La pesca a mosca non è uno sport di squadra, quindi individualismo e protagonismo spesso diventano degli assunti da cui vengono generate inconprensioni e/o sovraffazioni. Il compito gravoso ed onorevole dei responsabili ai vari livelli, ( Presidenti di club, Delegati, Coordinatori, Istruttori ecc….) risulta essere, a parer mio, quello di motivare, educare ed indirizzare i singoli protagonisti verso un fine comune, valorizzando le doti migliori degli associati e cercando di tamponarne gli eccessi.
Quest’azione meritoria, al fine di iniziare a creare una sorta di “deontologia del pescatore a mosca” ridurrebbe già a monte molte situazioni di incomprensione, di isolamento o di anarchia.
Dare un senso ed una direzione comune ai propri associati e stimolare in loro l’orgoglio di appartenere ad un’Associazione, che nella storia recente della pesca dilettantistica, con poche idee ben radicate, ha dato una svolta netta a tale pratica, deve diventare la prima indispensabile cura; tutto ciò per iniziare a provare a guarire quel male diffuso che oggi pervade la nostra Associazione.
Occorre mettere a disposizione le proprie capaicità, con una certezza, chiara fin da subito, che occorre rimboccarsi per bene le maniche.
Assunto da perseguire, in aperta contarpposizione con protagonismo, invidualismo menefreghismo, deve essere che……… non si può solamente chiedere senza dare alcunchè!.
Il momento contingente che viviamo ci riserva delle situazioni nuove con problematiche diverse che possono mettere in crisi la nostra preparazione ed il nostro grado di affinamento alla risoluzione degli stessi.
Assistiamo quotidianamente con continuità esasperata ad attacchi indiscriminati all’ambiente nella sua totalità ed all’ambito fluviale in particolare, attacchi ai quali ci sentiamo molto spesso impreparati ed in balia a forze molto più grandi di noi.
Nella fattispecie l’UNPeM , ci tengo a precisare, non è né il 112 né il 113 …..
In questi frangenti contingenti e perniciosi occorre che un soggetto o un gruppo di persone, per posizione geografica e per capacità personali, si metta a disposizione fino a diventare referente/i per l’Unione stessa.
Viene a costituirsi in tale maniera un momento di aggregazione delle forze a disposizione nella zona; il referente od il gruppo sarà pronto a collaborare con le altre Organizzazioni e le altre realtà locali che condividono la stessa situazione di crisi.
Possiamo verificare che ciò accade di già normalmente in alcune province; grazie alla dedizione e al mestiere, che tuttavia si acquisice sul campo, alcuni di noi stanno già coordinando un’azione meritevole e ben organizzata nel tentativo di tentare di arginare la miriade di situazioni critiche che si presentano loro. (vedi Piemonte, Lombardia; Emilia Romagna……..)
Problema della gestione delle acque.
Punto molto importante, questa problematica alquanto attuale fino ad ora non era mai stata affrontata direttamente in un ambito istituzionale della nostra Associazione.
Occorre, a parer mio, affrontarla sia con la determinazione ortodossa, che ci deriva dal nostro DNA di pescatori con la mosca, (poche idee chiare e ben metabolizzate), sia con elasticità intelligente ed assenza di miopia.
Nel breve messaggio di insediamento, ottobre 2008, (scusate il pensiero al passato ma è l’unico riferimento ed è strumentale al ragionamento), parlammo della necessità di effettuare una sorta di ricognizione dei tratti di acqua gestita a vario titolo dai vari Soci dell’Unione.
Il progetto non fu portato avanti, anche se era in via di approntamento una scheda mirata, poiché anche se lo scopo era quello non recondito di creare un archivio dei tratti gestiti, ad uso informazione ai Soci….., i tempi non erano maturi ed il nostro “catasto dei tratti gestiti UNPeM” avrebbe portato con sé solo ulteriori polemiche, e generato a cascata ulteriori discordie: praticamente avremmo gettato benzina sul fuoco.
Qualcuno in sala se lo sta chiedendo, oggi i tempi sono maturi? Io penso proprio di sì: sì oggi i tempi sono più che mai maturi; occorre quindi affrontare il problema naturalmente sulla scorta degli strumenti prima accennati (ortodossia ed elasticità) e spero nel pieno rispetto delle parti.
Non voglio parlarne ora per correttezza, in veste di Presidente uscente, sarà l’Assemblea a discuterne, relativamente alla mia posizione personale che è poi quella della regione ER che mi onoro di rappresentare insieme ad altre persone qui convenute, mi riserverò di esporla in seguito, alla stregua di un qualsiasi altro associato.
A questa Assemblea noi tutti chiediamo di decidere inoltre quale sarà il nostro futuro prossimo, indicando il programma da perseguire e le persone ad esso demandate; quindi il famoso “chi fa che cosa”.
Dalla riunione tenutasi lo scorso sabato 10 aprile non sono purtroppo sortite intese sul “chi”
Come già in parte sapete esiste un problema legato alla compisizione del futuro CDN, di fatto quanti e quali dovranno essere i suoi componenti, quindi quali devono essere i parametri che potrebbero generare la sua struttura.
L’odierna Assemblea potrebbe indicarci la composizione del CDN e precisamente se
- sia da ritenersi più consona una composizione secca: 1 membro per ogni regione, quindi unico parametro da considerare. la presenza della regione in ambito associativo
- sia invece più rappresentativo un CDN formato da almeno 1 componente per ogni regione più altri componenti appartenenti alle regioni che in funzione di un loro maggior radicamento e di una loro maggior presenza sul territorio nazionale hanno di fatto maggior peso: utilizzando quindi un parametro ponderale
E’ da sottolineare comunque la possibilità che entrambe le soluzioni non siano conformi allo statuto._
Parliamo ora del “che cosa”
Quali saranno i programmi e quali gli obiettivi, nei quattro anni futuri?
Dalla riunione di sabato scorso alcuni temi sono stati condivisi da gran parte dei partecipanti; i punti verranno oggi ripetuti e ribaditi direttamente dai presenti, non li anticipo per non togliere spazio.
Saranno i proponenti ad illustrarli direttamente in maniera precisa e puntuale.
Vorrei soltanto aggiungere e rimarcare maggiormente l’importanza di trovare accordi e forza rinnovata relativamente al problema del degrado ambientale che perdurando metterebbe presto fine ad ogni nostra velleità di pescatori a mosca.
La forza e le capacità operative per perseguire gli obiettivi che oggi decideremo si trovano, a mio parere, all’interno della nostra Unione insieme alla determinatezza di rimanere uniti e per capirlo basta pensare e ricercare quello spirito puro che ha animato la nostra associazione fin dall’atto della sua fondazione.
L’esigenza di associarsi era vista allora in funzione del poter operare secondo canoni stabiliti e portare la conoscenza scientifica dei problemi della pesca a tutto il mondo dei pescatori.
L’esigenza di fare determinate cose e di evitare di farne altre aveva costituito il momento aggregante ed il segno di riconoscimento di noi pescatori a mosca.
Sintetizzando: sapevamo cosa fare e cosa non fare, quale scopo perseguire e con quali mezzi.
Le poche e semplici idee che allora ci hanno unito e che erano il nostro legante ci hanno anche assicurato nel corso degli anni successi e riconoscimenti.
Siamo entrati nelle consulte, abbiamo istituito tratti protetti NK CeR , diffuso tecniche sempre meno invasive, abbiamo cambiato la testa a tanta gente assistendo al cambiamento del loro modo di pescare.
Non vi voglio fare tutta la storia, ……….
Ultimamente ci siamo forse un po’ seduti, abbiamo forse creduto di essere arrivati e nel frattempo è cambiato il mondo della pesca ma purtroppo anche l’ambiente in cui tutto si svolge e si completa.
Nel corso di questi ultimi anni è accaduto che per varie ragioni, dalle contingenti alle fisiologiche, la nostra associazione abbia potuto smarrire la direzione tracciata agli albori del nostro movimento.
Nel percorso disordinato e nello sbandamento alcuni hanno aprofittato dello smarrimento e della perdita delle vecchie motivazioni, diventando falsi profeti o ciurmatori, creando miraggi e falsi scopi, frazionando le nostre fila ed indebolendo la nostra forza.
Oggi sono convinto che con uno sforzo comune lasciando per tempo i falsi scopi, abbandonando i falsi profeti, riconoscendo i vari miraggi e ricercando la direzione e lo spirito che ha generato
Quindi uniti per riprenderci i nostri fiumi.
Bologna, 17.04.2010
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 26 Aprile 2010 16:19 )


